Il profilo biografico


1933-1938
Dina Pala nasce il 07.08.1933 a Terralba, ove trascorre la sua infanzia e già in questo periodo avverte una forte attrazione per il mondo del disegno e dei colori, mentre i suoi coetanei concen­trano la loro attenzione e la loro creatività nel gioco, lei, sensibi­lizzata dall´ambiente che la circonda (in modo particolare quello familiare), disegna e impregna di pittura i muri bianchi di casa.

1939-1940
Quando la sua attenzione si concentra sui muri di casa i primi disegni sono a carbonella ma presto scopre il fascino dei colori, che lei stessa ottiene qui stando le terre (rosse, gialle, ocra e marron) nella drogheria vicino a casa; il suo talento si manifesta precocemente e lei stessa ha già le idee chiare. Vuole diventare pittrice.
Scopre come impostare il colore fresco e impara a conoscere, selezionare e trattare gli ingredienti per ottenerlo nelle svariate tonalità. A tale scopo sperimenta diversi tipi di terra, i minerali, le erbe e anche elementi del mondo animale. Ottiene il nero con il nero di seppia e il rosso con il sangue animale (lasciato essiccare e poi sciolto con l´acqua e l´aggiunta di alcool e latte).
Le erbe davano ottime gradazioni di verde, se venivano pestate con cura e lasciate fermentare in un recipiente chiuso per alcuni giorni, con le terre otteneva i gialli, i rossi e anche il bianco (con la biacca); per il violetto, l´ingrediente essenziale era il papavero trattato come le erbe.

Senza alcun aiuto da parte di un maestro, giorno dopo giorno scopriva da sè la pittura ad olio, ad acquarello, coi pastelli e non trascurava mai lo studio del colore che continuava a creare con grande entusiasmo nonostante le difficoltà contingenti legate al periodo di guerra in cui non tutto si poteva trovare in drogheria.
A scuola il suo principale interesse è ovviamente il disegno; ri­empie i quaderni di schizzi e li realizza volentieri anche per i suoi compagni.
Il suo sogno è quello di viaggiare per il mondo, approfondire gli studi in storia antica (Egiziani, Greci, Romani e i personaggi di maggior rilievo legati a queste civiltà), storia moderna e soprat­tutto storia dell´arte.
La futura artista ha fin d´ora la fortuna di vedersi assecondata e incoraggiata in questa sua precoce passione, non solo dai geni­tori ma anche dagli insegnanti e dal pittore Carlo Contini, una in particolare, la maestra Porcella a lei tanto cara, la segue con amorevole passione e per incoraggiare le sue doti artistiche le fa dono di un libro su Michelangelo.

1940-1943
Realizza i primi dipinti nelle pareti della sua cameretta, Santa Giovanna d´Arco che va in guerra contro gli Inglesi e Santa Lu­cia al pianoforte; in una seconda camera raffigura la storia di Genoveffa di Bramante. A soli nove anni nelle pareti del soggior­no realizza degli affreschi intitolati “La Crociata”, “San Michele Arcangelo” e “San Pancrazio martire con la madre”; ha dieci anni

quando raffigura Dante con Beatrice e Petrarca con Laura nelle pareti dell´ingresso di casa.
Tutte queste opere mostrano una pittura già col timbro di un ta­lento incredibilmente precoce (soprattutto sul piano coloristico) se si tiene conto che a realizzarle è una bambina delle scuole ele­mentari.
Prende appunti leggendo libri d´arte e le biografie di Raffaello, Michelangelo e Leonardo, scopre la tecnica dell´affresco e come renderlo il più possibile duraturo.
Intonaca con malta e su questa ancora umida pressa il cartone che puntinerà seguendo le linee del disegno, sui fori ottenuti im­pronterà il muro con la polvere nera. La rimozione successiva del cartone evidenzierà già il profilo dell´opera che verrà rimarcata col pennello per poi dipingerci sopra prima che si asciughi del tutto, così pezzo per pezzo fino al completamento dell´opera.
A dieci anni anche l´incisione rientra fra i suoi interessi e ben pre­sto la ricerca tecnica è già passione che mai più l´abbandona.
Nella casa paterna, allestisce la sua prima mostra per un presepe realizzato interamente con statue di pietra e argilla colorate.

1947
Comincia a frequentare gli artisti di Oristano come Antonio Corri­ga e Carlo Contini, proprio grazie a quest´ultimo (chiamato fami­liarmente “Lelletto”) Dina ha le prime opportunità di proporsi al pubblico come artista, visto che il Contini la vuole con se alle sue mostre e rassegne.

Tra i due nasce una solida amicizia (di quelle che durano una vi­ta) che vede l´artista Oristanese seguire amorevolmente la gio­vane, impegnata a realizzare e a proporre i suoi primi importanti lavori (Cagliari, Sassari, Nuoro etc.).
Carlo Contini è per Dina fonte di preziosi consigli, un maestro ca­pace di sensibilizzarla artisticamente senza mai condizionarla con il proprio io, la incoraggia anzi a restare autodidatta senza però mai perdere di vista la conoscenza e con essa le competenze artistiche.
Il dopo guerra è un periodo che la vede impegnata a seguire con passione le rassegne organizzate nella galleria comunale di Ori­stano, in particolare, le mostre legate alla Sartiglia.
Dina ha modo di conoscere Titino Sanna, altro personaggio di spicco del mondo dell´arte Oristanese, scopritore di giovani ta­lenti e organizzatore di varie mostre d´arte degli anni ´40 e ´50.
In questo periodo realizza l´opera giovanile  “I ragazzi che gioca­no alle biglie”, un olio su tela (128x180) che evidenzia chiaramen­te la sua precoce maturità artistica.

1950
Sono anni caratterizzati da un lavoro intenso e da ritmi frenetici ma le regalano grandi soddisfazioni.
Il desiderio di approfondire le sue conoscenze, porta Dina a viag­giare intensamente in tutta l´Italia e anche all´estero; organizza gli spostamenti per partecipare a inaugurazioni, visita musei, gallerie e collezioni private, studia indistintamente e con cura gli

artisti del passato e quelli contemporanei.
Si interessa e partecipa alle più importanti manifestazioni artisti­che di tutta l´Isola e frequenta giovani artisti come lei quali Antonio Pala, Mario Sanna, Paolo Cannella e altri più adulti come Antonio Mura.
A Cagliari dove spesso espone alla mostre della città e nelle gal­lerie: “degli Artisti”, “portico di Sant´Antonio”, “il Pennellaccio”, “i maestri della Tavolozza” e “Galleria Diaz”, mantiene contatti con Mario Delitala, Meledina, Liliana Canu, Tore Canu, Giovanni Cau e Valerio Pisano.
Sempre a Cagliari, alla mostra di primavera, conosce i famosi pit­tori Cesare Cabras e Dino Fantini, quest´ultimo dipinge nei suoi quadri bellissimi cavalli e lei che da sempre ama cavalcare, si ap­passiona facilmente al medesimo tema.
Foiso Fois diventa presto suo buon amico nonché consigliere se­guendo inoltre la sua preparazione artistica nella metà degli anni cinquanta.

1954-1956
La ricerca continua e a Venezia la conoscenza del maestro Virgi­lio Guidi le apre le porte alla frequenza dell´accademia delle belle arti per tre mesi.
Nel 1956 Carlo Contini la vuole con sè alla quadriennale romana.
Studia in modo approfondito i grandi maestri della storia dell´ arte, del periodo compreso dal ´200 al ´900; segue con interesse le correnti  pittoriche  antiche e  moderne  perfezionando le  tecni­

che del disegno, della pittura nelle sue svariate forme, senza tra­lasciare la scultura.

1959-1960
La ceramica Oristanese di Franco casula, le commissiona la Via Crucis composta da 14 altorilievi realizzati in terracotta policro­ma.

1964
Firenze: città d´arte per eccellenza non può rimanere fuori dai suoi itinerari, qui l´attendono i capolavori dei grandi mostri d´arte come Giotto, Masaccio, Duccio Boninsegna, Cimabue, Leonardo, Botticelli, Michelangelo, Raffaello e altri, desidera  ine­briarsi della bellezza di quelle opere che tanto conosce anche gra­zie ai buoni stimoli di papà Felice e mamma Angela.
Nel capoluogo toscano ha la fortuna di incontrare il maestro An­nigoni proprio nel periodo in cui è docente all´accademia d´arte e grazie a lui, Dina può visitarla e frequentarla per quattro mesi e approfondire ancora disegno, pittura e scultura.
Deve al grande maestro un importante miglioramento nella sua tecnica e un notevole approfondimento nella storia dell´arte uni­versale.
Si presenta ai Fiorentini con una mostra personale alla galleria “14” e con una collettiva insieme ai suoi nuovi amici artisti tos­cani alla galleria “Ponte Vecchio”.

1965-1968
Riprende a lavorare intensamente in Sardegna, spostandosi assi­duamente tra Cagliari, Iglesias e Oristano ma poi si stabilisce per due anni a Terralba, in quella casa paterna fonte delle primissime ispirazioni.
L´intensissima attività la porta a sentire il bisogno di una casa studio tutta sua che ricerca nel centro storico paesano e lì trova la propria dimensione caratterizzata da una continua ricerca estetica. Sono gli anni in cui approfondisce con interesse i temi profani e religiosi come la maternità, l´infanzia, le nature morte, i fori, i paesaggi, i cavalli e i volti di Cristo.
Dotata di personalità e spirito di indipendenza, sa dare alle sue opere un´impronta tutta sua anche quando si ispira a una deter­minata corrente artistica.
Spagna, Svizzera e Germania, tutte queste, sono mostre in cui propone i risultati dei suoi particolareggianti studi sulla somma umana.
Nella rappresentazione degli amanti infatti, esprime un armonico inscindibile binomio tra la scientifica conoscenza dei tratti dei suoi “animati” personaggi.
L´attenta osservazione di essi sa offrire allo spettatore sensibili vibrazioni emozionali che smuovono l´animo.

1968
L´instancabile Dina parte per Torino e partecipa a una mostra d´arte contemporanea.

Ricorderà questo soggiorno in modo speciale visto che riuscirà a visitare una mostra di Francesco Messina il suo scultore preferito e a conoscerlo personalmente. Infatti l´opportunità le capita ca­sualmente quando una mattina, per strada, vede uno stendardo dell´artista che riferisce della sua rassegna. Non perde un attimo, posticipa il suo solito giro di visite culturali e si precipita alla galleria “La Minima” ad ammirare quelle sculture che la lasciano immobile e a lungo osservare.
Viene notata da una signora che le si avvicina per sapere chi sia, con sorpresa, Dina riconosce in quella donna la moglie di Mes­sina, che si interessa a conoscere il contenuto del blocco da dise­gno, che Dina ha l´abitudine di tenere sempre sotto il braccio quando si reca alle mostre, alle chiese, cattedrali, allo scopo di prendere appunti di storia dell´arte nonché schizzi dettati dal suo estro e dal suo sempre accanito desiderio di trovare spunti.
La richiesta la intimidisce e la lascia perplessa, non capendone il motivo, si rifiuta in un primo momento di far esaminare il blocco dalla signora Bianca, moglie del Messina, spiegando che per lei quei disegni hanno un valore effettivo e rappresentano l´appro­fondimento dei suoi studi, poi ripensandoci offre la visione del blocco che, venti minuti più tardi le viene restituito dal maestro in persona il quale desidera conoscerla e complimentarsi con lei per gli apprezzamenti, le osservazioni degli appunti, abbozzi e fotografie delle sue sculture e delle sue opere principali che lei si portava dietro con orgoglio per mostrarle eventualmente a chi potesse capirle dal punto di vista puramente artistico.

A Torino resta per un anno, durante il quale, lavora a tempo pie­no come scultore per la figurazione teatrale e scenografica pres­so un´azienda privata e nella la fonderia del Commendator Bai sita nel porticato di piazza San Carlo. Com´è sua abitudine l´at­tenta artista coglie le buone occasioni partecipando alle mostre collettive di Torino, Milano e Biella, in quest´ultima ha l´opportu­nità di visitare una personale del grande Aligi Sassu che conosce personalmente.
Desiderosa di cambiamento, si trasferisce prima a Milano e poi a Biella, tuttavia dopo poco tempo Dina si rende conto che non può più evitare l´ascolto di un sentimento che si fa via via più forte: la nostalgia per la sua terra.

1969-1970
Torna in Sardegna e trascorre a Terralba due anni, di dedizione alla famiglia per poi trasferirsi nella sua casa studio, di Cagliari presso il portico di San Antonio, adiacente la Chiesa di San Se­polcro.
Quest´ultima scelta risulta essere molto buona, giacché si ricon­ferma con la sua sempre esplosiva energia che esita nell´inter­vallo di 12 mesi in tre mostre personali, Cagliari, Iglesias e Ori­stano e alla partecipazione del concorso nazionale d´arte con­temporanea.
Tali successi rafforzano il socievole temporaneo dell´artista che mai come in quel momento veniva circondata dai suoi cari e vec­chi amici artisti.

Tale periodo si distingue per le tante critiche d´arte collezionate da parte di Marcello Serra, Nicola Valle, Dino Sanna, Rai Tre, G. Dessy, Antonio Ciardi Duprè, Francesco Masala, Paolo Pais.
Periodo questo che si caratterizza per la ricerca costante di origi­nalità, studia le correnti contemporanee e cerca di intraprendere un percorso stilistico completamente nuovo, di cui lei, sia l´esclu­siva artefice e che esprime in modo completo, il suo mondo inte­riore.
Nel ´75, vince il primo premio per la scultura al 1º concorso regionale “Primavera Cagliaritana” e l´anno successivo ottiene gran successo alla mostra antologica nella galleria romana “Il Gabbiano”.
Ad Arborea nel mese di gennaio del ´75 il preside dell´istituto dei salesiani (scuole medie) Don Giorgio Mameli, commissiona a Dina Pala la scultura del Cristo in croce realizzata negli anni sessanta, destinata alla chiesa principale del paese intitolata al Redentore, nonché dieci tavolette lignee che rappresentano i Santi Martiri Sardi per la cappella interna allo stesso istituto.
Il mese successivo le due opere vengono sistemate e inaugurate in forma ufficiale alla presenza delle autorità cittadine e del Ve­scovo di Oristano.
Il grande scultore Antonio Amore presentò l´opera del Cristo in croce. Riviste d´arte e quotidiani elogiano ampiamente il lavoro.

1985
Terralba, nasce il primo abbozzo del futuro monumento ai caduti.

1986
Viene stipulato il contratto con il comitato dei Combattenti e con il Comune di Terralba per la realizzazione del già citato Monu­mento ai Caduti.
Ottiene un altro ambizioso incarico, quello di sovraintendere alla realizzazione dell´altare da lei progettato con disegno colorato su carta lucida (in scala) per la chiesa di Genoni (1200).
La sovraintendenza alle Belle Arti di Cagliari si congratula con lei per questo ambizioso e unico lavoro architettonico. Collabora inoltre con la marmeria della ditta Vinci di Terralba per il restau­ro di quello esistente.
Grande è la soddisfazione personale per i risultati ottenuti e gli elogi del parroco.

1987
Il 24 settembre, il grande monumento ai caduti viene sistemato nella centralissima piazza Kennedy di Terralba.
A Parigi vince il premio acquisto collezione Dessy.

1988
A Firenze partecipa alla collettiva di pittura e scultura presso la galleria “Ponte Vecchio”.
Partecipa a una mostra di pittura a Hong Kong, intitolata “Art And Word” e dei 4000 partecipanti provenienti da tutto il mon­do, venti vengono classificati come i migliori e Dina Pala, si posi­ziona al 7º posto.

1993
Il Cristo in croce nella chiesa del Redentore di Arborea che venne ubicato nel 1975, viene rimosso dal parroco e messo in disparte in uno sgabuzzino, l´artista adombrata da queste spiacevoli cir­costanze si riprende l´opera riportandola nella sua casa studio.

1994
Il 6 novembre, il comitato dei Combattenti e il Comune di Terral­ba inaugurano finalmente il Monumento ai Caduti.
Il crocifisso realizzato negli anni ´60 e poi donato alla chiesa del Redentore di Arborea nel 1975 e infine ripreso nel 1993, viene donato alla chiesa di San Ciriaco in Terralba.

1997
Questo è un anno di intenso lavoro ma anche di tante soddisfa­zioni. A Luglio infatti si dedica anima e corpo ad un altorilievo intitolato “Gli Sposi e San Ciriaco” destinato alla chiesa di San Ciriaco in Terralba.
Nel mese di Dicembre la “Ceramica Oristanese” di Franco Casula, che cessa l´attività, le restituisce la grande opera della Via Crucis che si compone di 14 altorilievi realizzati in terracotta policroma nel 1960.
Ma il risultato più interessante lo ottiene all´estero, in Germania ad Admen la sua opera “Il Tempo” rimane esposta al museo per un anno.

1998
La Via Crucis in terracotta, restaurata, viene donata alla Catte­drale di San Pietro in Terralba.

1999
New York, mostra internazionale di arte contemporanea 21º Art Expo, oltre al successo personale relativo alla sua arte figurativa d´avanguardia viene ufficialmente riconosciuta come capo scuo­la del movimento “fluttuista”.

2000
Sempre a New York, espone alla rassegna “Art ltaly from 1900 to 2000” e due dei suoi quadri entrano a far parte della collezione privata della città.
Partecipa a Caracas alla mostra d´arte italiana dal ´900 al 2000 curata dalla galleria Russo di Roma.

2004
Mostra antologica personale di scultura e pittura a Terralba presso il teatro comunale. Fortemente apprezzata dalla critica.

2006
A Sirmione viene premiata “Leone d´Oro” 1º Premio e 3ª selezio­ne alla Biennale di Venezia.

2007
A Lecce viene premiata col 1º Premio per la carriera dell´arte, della pittura e della scultura.

2008
Presenta a Terralba una “Mostra Antologica”, al Salone Parroc­chiale. Viene visitata da moltissimi turisti e gente di cultura, ot­tenendo successo di pubblico e di critica.

2009
A Taranto viene segnalata col 1º Premio d´onore all´Arte, dal­l´Accademia “Dioscuri”.

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